Sabato 30 maggio 2009, Teatro Ariston di Sanremo. Sul palco che da decenni ospita il Festival sale un ragazzino di quattordici anni con la giacca scura e lo sguardo serio. Si chiama Gianluca Ginoble, viene da Roseto degli Abruzzi, e tra poche ore sarà proclamato vincitore della seconda edizione di “Ti lascio una canzone”.
La finale che ha consacrato un talento abruzzese
La seconda stagione del talent show condotto da Antonella Clerici era partita il 4 aprile e per otto puntate aveva proposto al pubblico di Rai 1 un format inedito: ragazzi tra i dieci e i sedici anni che reinterpretavano i grandi classici della canzone italiana. La giuria fissa era composta da Claudio Cecchetto e Barbara De Rossi, affiancati di volta in volta da ospiti come Loretta Goggi, Riccardo Cocciante, Al Bano, Amadeus e Virna Lisi.
L’ambientazione non era casuale. Il regista Roberto Cenci, ideatore del programma, aveva scelto lo stesso teatro Ariston che dal 1977 accoglie il Festival di Sanremo. Una cornice pesante, che metteva sotto pressione anche i concorrenti più maturi. Figuriamoci un quattordicenne.
Eppure Gianluca, fin dalla prima puntata, aveva mostrato una padronanza vocale e scenica fuori scala per la sua età. Il pubblico se ne accorse subito. E non solo il pubblico: l’edizione 2009 avrebbe poi conquistato il Premio Regia Televisiva come miglior talent show italiano dell’anno, riconoscimento che certificava la qualità del progetto e dei suoi protagonisti.
“Il mare calmo della sera”: la canzone che ha cambiato tutto
Nella prima puntata, il 4 aprile, Ginoble interpretò “Il mare calmo della sera”. Era il brano con cui Andrea Bocelli aveva vinto Sanremo Nuove Proposte nel 1994, l’anno prima della nascita di Gianluca. La scelta era impegnativa: una canzone lirica, carica di pathos, scritta per una voce drammatica.
Quella sera l’esibizione vinse la puntata. E continuò a vincere, settimana dopo settimana nei riascolti del pubblico, fino a essere votata canzone più bella in assoluto dell’intera edizione.
Nella terza puntata, il 18 aprile, Gianluca trionfò di nuovo, questa volta con “La luna che non c’è”. Nelle puntate successive il duello a tre con Piero Barone e Ignazio Boschetto si fece sempre più serrato, ma il ragazzo di Roseto tenne il punto. Nell’ottava puntata, il duetto con Sara Pischedda su “Vivo per lei” si classificò al secondo posto.
Quando, sabato 30 maggio, sul finale di puntata, Antonella Clerici annunciò il vincitore assoluto dell’edizione, il nome che pronunciò fu il suo. Standing ovation dell’Ariston, lacrime in diretta, abbraccio con la conduttrice.
Tre ragazzi destinati a unirsi
La storia di “Ti lascio una canzone” 2009, però, non è solo la storia della vittoria di Ginoble. È anche la storia di un incontro.
Sul palco dell’Ariston quella stagione c’erano altri due talenti che il pubblico aveva imparato a riconoscere. Ignazio Boschetto, siciliano di Marsala, vinse la seconda puntata con “Quando l’amore diventa poesia”. Piero Barone, di Naro in provincia di Agrigento, trionfò nella quarta con “Un amore così grande”, scritto da Guido Maria Ferilli.
Tre voci diverse, tre storie diverse, ma una stessa sensibilità per il repertorio classico italiano. Nella quinta puntata cantarono insieme “Torna a Surriento”, e fu un momento che molti spettatori ancora ricordano con precisione: tre ragazzini in giacca e cravatta che attaccavano la canzone napoletana come fossero tenori navigati, con un controllo del fiato e una resa emotiva che spiazzava per l’età.
Fu lì che qualcuno ebbe l’intuizione. Nel corso del 2009, dopo la chiusura della trasmissione, nacque il trio. Lo battezzarono “Il Volo“. Tre voci giovanissime, ognuna con un timbro riconoscibile: il tenore lirico di Piero, il tenore lirico-leggero di Ignazio, il baritono di Gianluca. Un equilibrio che sarebbe diventato la firma del gruppo.
Roseto degli Abruzzi celebra il suo talento
A Roseto la vittoria di Gianluca fu vissuta come una festa cittadina. Per una località di poco più di venticinquemila abitanti, abituata a essere identificata con il turismo balneare, le ville liberty e la pineta sul lungomare, vedere un proprio concittadino consacrato in prima serata sulla Rai era qualcosa di straordinario.
Gianluca era nato lì l’11 febbraio 1995. Aveva cominciato a cantare in famiglia, ispirato soprattutto dal nonno Ernesto, ristoratore appassionato di musica lirica e melodica, che lo accompagnava al pianoforte già quando era bambino. Prima di “Ti lascio una canzone” aveva partecipato ad alcuni concorsi locali e a una serata di “I raccomandati” su Rai 1, conquistando il pubblico con “O sole mio”.
Ma è stato Sanremo, l’Ariston, il sabato sera della Rai a trasformare un talento di provincia in un fenomeno nazionale. Da quel maggio 2009, Roseto degli Abruzzi non sarebbe più stata solo “la perla dell’Adriatico” o la città del Lido. Sarebbe stata, per moltissimi italiani, anche la città di Gianluca.
Cosa è successo dopo
I diciassette anni successivi hanno raccontato una storia che pochi avrebbero osato pronosticare quella sera di maggio.
Il Volo ha debuttato a Sanremo nel 2010 come ospite, presentato da Antonella Clerici come i “tre tenorini”, e nel 2015 ha vinto il Festival nella sezione Big con “Grande Amore”. Lo stesso anno, terzo posto all’Eurovision di Vienna. Poi i tour mondiali, lo sbarco negli Stati Uniti, il contratto con la Geffen, prima major statunitense a firmare direttamente artisti italiani. Sono arrivate le collaborazioni con Plácido Domingo, Barbra Streisand, Tony Bennett.
Al 2022, le vendite del trio superavano i ventidue milioni di dischi nel mondo. Nel marzo 2024 è uscito “Ad Astra”, primo album di soli inediti dopo quindici anni di carriera, accompagnato da nuovi tour internazionali.
E tutto, in fondo, è cominciato in una sera di primavera all’Ariston, quando un ragazzino di Roseto degli Abruzzi salì sul palco con una canzone che parlava di mare calmo della sera, e una giuria di esperti capì che davanti aveva qualcosa di raro. La seconda edizione di “Ti lascio una canzone” gli consegnò un titolo, una targa e l’attenzione di un paese intero. Il resto se lo è preso da solo, una nota alla volta, dal Teatro Ariston ai palasport di mezzo mondo.
